Cosa dovrebbero o non dovrebbero fare il Papa e i vescovi italiani al fine di guidare il loro popolo verso le luminose mete richieste dai tempi, è un tema sul quale non cessa di esercitarsi uno stuolo numeroso di «soggetti». I modelli di intervento sono vari: si va dalla intimidatoria «condanna» del Parlamento belga contro le dichiarazioni fatte da Benedetto XVI sui limiti dell`uso del preservativo nella lotta all`Aids a forme infinitamente più educate e rispettose espresse in tono di “consiglio” sinceramente amichevole. È il caso di un articolo apparso ieri sulla prima pagina di un quotidiano nazionale, a firma di Michele Salvati. Ma insomma, sospira il professore, visto che Papa, vescovi e volontariato cattolico sono così socialmente apprezzati nel fare «del bene» soccorrendo naufraghi, derelitti e clandestini, nonché terremotati e famiglie colpite dalla crisi, “sfruttino” meglio questo patrimonio, lasciando perdere tutti quei discorsi di nascituri e morituri e di etica sessuale che abbassano il consenso sociale invece di accrescerlo, come anche alla Chiesa farebbe comodo. Insomma, conclude educatamente il professore, cara Chiesa, più Caritas meno bioetica. Il professore, che così amichevolmente si esprime, va per questo ringraziato ed apprezzato. E tuttavia, nella sostanza, certe divergenze restano. Sfugge, per esempio, il fatto che dire talune cose (politicamente scorrette, è vero) in fatto di nascituri e morituri, di dignità umana da rispettare in ogni situazione della vita, specie in quelle fragili, è, per chi crede in Cristo, un modo, non meno nobile e sostanziale, di dire e fare la carità. Tanto più che se non lo dice la Chiesa non lo dice nessun altro (e quindi la cosa arricchisce il dibattito, anche a livello democratico) . Di più: queste “strane” idee di fondo, sono esattamente all`origine delle varie forme di carità cristiana così gradite a tutti (i soldi a fin di bene, il soccorso ai deboli e agli emarginati, le cure ai poveri…). Sono le idee che hanno segnato la differenza rivoluzionaria fra quel che c`era prima di Cristo e quel che c`è stato (e si vuoi continuare a far sì che continui ad esserci) anche dopo Cristo. Né ad Atene né a Roma (che pure furono sedi di altissime civiltà) sarebbe mai venuto in mente a qualcuno di prendersi cura dei malati in fase inguaribile, oppure degli handicappati; o anche solo degli schiavi. Sfugge, a chi critica l`insistenza cattolica sui temi bioetici, che è qui che si misura davvero la fedeltà al principio dell`uguaglianza fra gli esseri umani che fin qui ha caratterizzato la civiltà occidentale. Quando si comincia a far differenza fra vite “degne” e vite “non degne” di proseguire, la famosa “uguaglianza” di cui pure ci si riempie la bocca a tanti livelli (sociali, politici, di “genere”…) già non c`è più. Resta poi da fare qualche postilla: proporre taluni criteri in tema di etica sessuale, farebbe dunque perder consenso alla Chiesa perché il «costume» porta da tutt`altra parte. Cosa parzialmente vera. Ma forse non nei termini in cui anche alcuni sfiduciati cattolici pensano. Impegnato in una campagna di vaccinazione contro una forma di cancro all`utero che prevede questo intervento sulle dodicenni italiane, cioè «prima del primo rapporto sessuale», il professor Umberto Veronesi ha ammesso con «sorpresa»: dallo screening che abbiamo fatto a Milano, è risultato che ben il sessanta per cento delle diciottenni cittadine non ha ancora avuto tali rapporti. Roba che se l`avesse detta il cardìnal Bagnasco avrebbe rischiato come minimo il più sarcastico e alluvionale dei linciaggi mediatici. E anche di questo, che la realtà, a volte, è diversa da come ha interesse di farcela vedere l`onda “corrente”, andrebbe tenuto conto. Anche in casa nostra.
Gabriella Sartori, 22 aprile 2009 – Avvenire